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Presentazione Il 9 novembre 1901 nella chiesa parrocchiale di Gargallo si univano in matrimonio un giovane di ventotto anni ed una signorina di diciassette. Subito si stabilirono a Grignasco, ove avevano un’azienda limitata alla produzione delle scarpe che si potevano smaltire in quel paese ed al modesto e vicino mercato di Crevalcuore. Il 22 novembre del 1902 nacque il primo figlio, * un bel bambino florido che prometteva ferrea salute. Questi sposini, date le difficoltà di provvedersi della manodopera, abbondante a Gargallo, decisero di ritornare al paese natio e stabilirsi nella casa del marito avuta in eredità dai nonni. Dopo poco tempo, precisamente il 22 settembre 1904, nacque un secondo figlio. Era questo uno striminzito bambino pallidino e magro come un bastone. Sul cuscino, dove allora si usava posare i neonati, un nasone a becco d’aquila, due occhioni curiosi e due orecchie sparse sulla fodera formavano la fisionomia di quel povero essere brutto e stentato. Sua madre, bella donna rosea e corpulenta, rimase molto delusa di simile prodotto e lo tenne nascosto più che poté. Quando le insistenze di parenti ed amiche la costringevano a mostrarlo la sottoponevano ad un vero sforzo, giacché i commenti erano sempre inclementi e farciti di allegre similitudini a passeri spaventati e rappresentazioni della stitichezza… Ebbene, manco a dirlo, quel modello di passero spaventato ero io! Rimasi spaventato per diversi anni e se non vado errato lo fui fino al periodo della leva militare, durante il quale fui invaso da una vivacità tale da portare mio padre buon anima a sostenere che se una mia malefatta era in atto, un’altra era in gestazione ed una terza era sicuramente già stata pensata. A pensarci bene anche il mio maestro di scuola, coi soliti scapaccioni riservati ai più discoli, mi battezzò col nome di Argento Vivo. E per meglio chiarire la metafora al resto della classe, toglieva da un ripiano di scaffale una boccettina di mercurio e ne vuotava il contenuto sul piano della scrivania; le gocce di argento vivo glissavano inquiete sul legno, tanto che il pover’uomo faceva fatica a trattenerle perché non cadessero sul pavimento. Non dico di aver messo giudizio in seguito, ma coll’andare degli anni mi sono lentamente calmato; quanto non lo so e neppure quando. Ricordo solo che mia monna materna Margherita fece a suo tempo una previsione: la mutazione sarebbe avvenuta tra i venti ed i trent’anni; per non precludersi alcuna strada, astutamente ipotizzò che si sarebbe potuta però anche manifestare tra i trenta ed i quaranta, fra i quaranta ed i cinquanta, dopo i cinquanta! Nel 1912 il nostro quartetto si trasferì nella nuova casa che il babbo aveva fatto costruire ad un centinaio di metri più vicino alla Piazzetta del Peso, cioè all’angolo della strada per San Michele e la Valletta; qui il giorno 11 aprile 1913 nacque un altro figlio maschio ** ed il 12 gennaio 1920 finalmente venne al mondo anche una sorella. ***
Presentata al completo la famiglia paterna, cioè il nucleo prettamente gargallese, possiamo proseguire oltre nella narrazione. * Alfio Piralli, scomparso prematuramente a Sondalo il
10 gennaio 1936; Virgilio volle onorarne la memoria imponendo quel nome al
suo primogenito, nato a Sondalo il 16 luglio 1937. [indice] © Tutti i diritti sono proprietà esclusiva e riservata degli eredi dell'Autore
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