Ti sussurro in un orecchio

 

     Ancora ragazzo, leggendo la Vita del Cellini e l’invito che esso faceva a tutti di scrivere della propria, sentii nascere in me il proposito di stendere su fogli i fatti che più mi avevano colpito; ogni qualvolta mi capitava qualche avvenimento che destava la mia attenzione lo scrivevo, lasciando al domani la decisione di raccoglierlo con gli altri in un libretto.

     Confesso che sul dedicarmi a questo ho avuto non poche perplessità: un conto è pensare ad un’azione, un altro è attuarla… Per vincere l’indecisione ho dovuto fare dei ragionamenti illogici che mi sono stati di comodo: ho pensato infatti al gusto oggi dilagante, quello sovvertitore e stravagante. Per soddisfare un certo modernismo pittorico basta saper scaraventare un pennellaccio intinto di colore contro una tela, magari di comune sacco; per quello musico-vocale basta copiare fedelmente i suoni che escono dalla giungla; per quello di danza bisogna saper imitare i contorcimenti dei sofferenti di coliche epatiche o renali… Chissà come saranno allora accolti gli scritti di un ciabattino mascherato da scrittore! Se vi saranno altri che mi vorranno imitare (ammesso che qualcuno abbia la pazienza di leggermi, prima), avrò almeno l’onore d’essere stato il precursore della categoria.

     Detto questo, lungi da me la megalomania di inserirmi o soltanto affiancarmi al grande corteo dei valenti della penna. Sarebbe oltremodo sciocco. Mi sia almeno concesso di seguire questo corteo da lontano, molto distanziato, come un cagnolino randagio e spaurito che annusa tutte le orme senza trovare quella amica. Per l’amore del Creato, niente dottrina né retorica né letteratura (anche perché non ho la levatura e la capacità), ben conscio della mia bassissima cultura, ben consapevole della mia profonda ignoranza priva di conoscenze letterarie, se non delle fiorite regole grammaticali.

     Scriverò come si parla con gente alla buona, del mio rango e condizione, al caffè, in salotto, magari nella stalla accovacciati sullo stramatico di scorta (oggi sono scomparse a Gargallo anche le stalle…) fra amici e conoscenti; racconterò fatti realmente vissuti per far conoscere la vita di paese ai primissimi anni del secolo ventesimo. Quasi parlando a me stesso davanti allo specchio, per divertimento e per scorgere la faccia che fa colui che sta riflesso. Intendo infatti parlare di fatti anche personali, ma sempre senza magnificare alcuna azione, molto facile e comodo, bensì dando risalto ai difetti ed alle debolezze intime, quelle che è più difficile ammettere e far conoscere ma che tutti abbiamo in noi, negli angoli più reconditi della nostra coscienza, e che ci sforziamo di voler dimenticare od almeno di tenere ben nascoste a chicchessia. Intendo raccontare fatterelli colla stessa semplicità con cui sono stati vissuti per tanti anni, per tutta una vita, immersi in quelle continue giornate, calde o fredde, gaie o dolorose, affondate nella monotonia dei piccoli paesi. Parlerò col mio linguaggio, col mio stile, schiettamente, copiando da nessuno ed il più possibile lontano dai soliti convenzionalismi.

     Inteso in questo modo il mio scrivere, ho il coraggio di riunire i fogli e farne un fascicolo da far leggere a qualche amico.

     Ed ora, lettore mio, abbi indulgenza ed usami quella pietosa comprensione che io stesso ho sempre riservato agli ultimi d’ogni classifica sportiva: sono quelli che hanno speso maggior fatica ed hanno quasi sempre raccolto, per ricompensa, disinteresse del pubblico se non irrisione e dileggi.

 

[indice]

© Tutti i diritti sono proprietà esclusiva e riservata degli  eredi dell'Autore